domenica 17 luglio 2011

No al pane né alle bugie

Mi chiamano fabbro, dal rabbioso labbro,
perché sono ebbro del baudelairiano vino.
Non vivo rinunciando all'odioso
attimo di rancore pomeridiano
mentre ricordiamo che in fondo
gli incontri scabrosi, come se noi
fossimo cani di strada, non si
contano più.

Il fieno mi rimbambisce
i sensi, mentre anomali carcinomi
mi ammalano l'anima: restituiscimi la fisima,
vile imbrogliona, lasciami la vana idea
di me stesso che mi costruii di favole
negli anni di bambino.
Non cerco la consuetudine a vivere di pane,
puttane o saltellanti bugie.

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