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domenica 13 ottobre 2013

Marilena Valenti - inediti

Marilena Valenti sceglie la via più difficile in poesia, quella del magnifico, dello stupore. Se davvero possiamo trovare ancora oggi tracce di un lirismo antico e di un'epica delle emozioni, di certo lo gustiamo nei suoi versi.
Penso alla luminosa Mariangela Gualtieri, o alla tenebrosa Patrizia Cavalli, o ai magnificat di Cristina Annino. Ecco, Valenti s'innesta perfettamente in questa dimensione oracolare che recupera e conserva quel certo approccio alla parola-pensiero considerata come una rivelazione.
Valenti oscilla spesso, fra prosa poetica e verso, nella ricerca vertiginosa del dettaglio: una declinazione di meraviglioso cristiano si potrebbe dire, o meglio "magico cristiano" (per osare un po'). La stessa onda che aprì le porte a tutta un'eroica stagione ottocentesca, può portarci ancora molto lontano se impariamo a navigarla. In un certo verso, Valenti naviga quella stessa onda.
Ne ameremo ancora – sono sicuro – il gusto del sacro e dell'antico, i movimenti veloci di scoiattolo, gli incisi furbissimi, le chiuse che tentano il volo. Ne ameremo, anche – se eviterà un certo manierismo d'abitudine – tutte quelle forme che si concentrano sulla dinamica del ritmo e non tanto sul potenziamento del senso. Ché, a ben vedere, quelle forme, anch'esse hanno un certo senso.


*  *  *


Padre


Padre, perdonami perché ho peccato:
di tutte le vite che mi hai dato
ho seguito un ghiribizzo di verso.

Le scodelle si svuotano,
si installano parabole
e ho rilegato d’agio
cose deprecabili, umane,
o – peggio – non l’ho fatto.

E tu non dormirai sonni tranquilli,
né sicuri, né comodi,
ma tra tutti i nomadi, al freddo,
io sarò quello che guarda le stelle.


*  *  *



Perdoniamoci


Se i giorni avessero le rughe
mi appenderei al ramo di quercia
del tuo braccio
ad osservare lente e domestiche stagioni,
le inarrestabili avvisaglie di tempesta,
le salvifiche parate di sereno,

al riparo
libagioni di foglie sugli occhi
cenere saggia e sepolcrale
sparsa sul verde
a colmare la clessidra degli sguardi
rovesciata, altrimenti,
infranta, come il resto,
da un bocciolo sceso presto.

Ma, caro, in questa vita di porcellana
scegliamo all’innesto un giorno
che non sia domani
ed un suono che non somigli
ad un tintinnio di sonagli
o ad un ronzio di pensieri lontani.

Perdona lo scoiattolo
al mattino tra le fronde
se il sole squarcia i drappi
sul tuo sonno.



*  *  *

Quando immergono le stelle


E ti ho sorpreso all’alba della notte
accarezzato in capo da una stella,
la luce della luna ci dipinge nuovi:

da lì che mi adagiai dietro la siepe
del colle non scrutando che pendici,
ho sciolto dietro un tronco gli artifici
molli fiammiferi e aridi di fiamma
nascosti con astuzia banalissima
tra il ferretto e il rivolo costretto
di carne in sospensione.

Aleggia sui i seni l’angoscia
quando immergono le stelle,
restano alte tutte le paure.



*  *  *

Mi servirà


Mi sciupo come cosa mai pensata,
come foglia che col freddo non si aggrappa,
come nube
lentamente
torno acqua.

Tra i pezzi di carta fatti a pezzi è sopravvissuta qualche parola. La trovo e la afferro.
La trovo ed afferro che sono sopravvissuta anche io,
ai giorni bui, alle parole dure, alle mille paure, ai risentimenti, ai ripensamenti,
a tutti i miei personali tormenti.
– Me ne dovrò ricordare... – mi dico, conservando il frammento con cura in un posto che domani avrò già dimenticato – mi servirà.
E in fondo si sa già come andrà.
Non siamo disciplinate formiche, non passiamo le estati a fare provviste di cattivi sentimenti, non conserviamo le piramidi di tutti i nostri peggiori momenti.
Carichiamo sulla schiena solo pesi leggeri e chissà, l’inverno in qualche modo passerà, passerà…


*  *  *



Marilena Valenti scrive sul suo blog, www.quellochenonhodetto.wordpress.com


sabato 14 settembre 2013

Un Colpo

Gente che vuole neve sulle piste
Gente che preferisce piste di neve, servono soldi in ogni caso e fingendo di averli strafatti sfrecciano discese perla schiantandosi contro aghi di pino fino alla prossima media di birra e bombardino ad aspettare lo sciogliersi dell'inverno per andare a vela sulle onde fumate di spiagge rave con la bocca impastata dormire vampiri con il sole e topless gratuiti e sfuggenti fino al risveglio con luci innaturali e sfocate per pupille dilatate 
                   come mettere lenti bifocali su dieci decimi.

Non ascoltano swing nè soul 
ma la loro vita corre dissoluta così tra buttate in culo e pompini a donneuomo tettone e profumate di colonie miliardarie lino vestagliati nudi totali sotto,
vuoti di scheletro ma pieni di lezzose banconote imperlate di bianca droga su di giri senza psichedelia fattona la canna è per bambini hipsterfinti che incamerano moda senza conoscerne la radice mangiadischi sputaverità 
cazzate a tutto spiano che non ne hanno idea diavoli etero prostituti leccacazzi baciaculi connessi e solitari elogiati dalle riviste specializzate ma pieni di nevrosi inutili solo per avere gocce di Minias in tasca e distillato di fiori di bach nel loro vino rosso borgogna soffocato in una bottiglia da pochi euro del supermercato meta/mecca del loro pellegrinaggio post fast fat food alla ricerca di console spaccacervelli
sciolgono il cervello che esce come budino melmoso dalle loro orecchie mentre si accoppiano fingendo divertimento e invece accumulano solo merda rabbiosa fino a esplodere letamai ritardati microcefali senza noia non fantasiosi cazzoni con tutto in mano e niente per apprezzare uno straccio di grazie per quelli prima sempre criticati per gusti e punk attitudine nichilista bacchettona combat si impossessa delle mie dita battenti
e mi fa incazzare
mentre l'urban trova su monotone armonie fan fanatici solo per le sorche ritoccate che cantano e non lo prendono mai in bocca seme sprecato davanti a monitor di computer personali mac in surriscaldo gonfi di virus più del cazzo nero del mandingo che invidi su youjizz.

Mentre femministicamente orgogliose del traguardo indie raggiunto nel tempo prendono in culo dai travestiti meno costosi sul ciglio della strada le donne polacchine poncho agghindate fuma multifilter che leggono senza incamerare parole vuote di libri vuoti.

lunedì 1 luglio 2013

Istantanea : Villa Fulvia

Seduto
solo
al baracchino
tavolino da quattro sedie
una per me
un'altra per il tascapane
affianco
tavolino da quattro sedie
madre
padre in ciabatte
due bambine.
Staccionata
ci sta appoggiato un padre in mocassini
madre in ciabatte
due bambini/e
parlano di un albergo
venti metri dalla spiaggia
mille euro
tre settimane
loro ci vanno
gli altri no.
La bimba
una delle quattro
mi guarda
invidia la birra
ancora inconsciamente però
granita 
piadina
e la coca con la cannuccia
quella da bere
è un programma per famiglie 
suvvia.

domenica 16 giugno 2013

Pomeriggio Di Maggio

Il primo rintocco di campane
pieno pomeriggio
e io sul campanile
ormai sordo
guardo la città al disotto
i campanari hanno lasciato qualche bottiglia di rosso
regalo gradito
mentre a mezzo cielo
la condivido con qualche mio amico.
tornare a terra
scendendo scalini ripidi
                       minuscoli
chi me lo fa fare?
se posso restare sospeso
vedere teste di vedove in preghiera pregare

a metà tra loro e Dio
che basta con la mano tagliare l'aria
per far precipitare speranze al suolo 
pestate da suole di scarpe consunte
mille marche idolatrate
mentre noi quissù
trinità sorda
omaggiamo divinità pagane
brindando.

venerdì 31 maggio 2013

"Malascesa", di Erminio Alberti (Samuele Editore 2013, prefazione di Maria Grazia Calandrone)

Il linguaggio dell’Alberti muta naturalmente nei confronti di una certa qualunquista poesia contemporanea, così da indurre ugualmente chi vi si accosta a pensarla, digerirla attraverso figure del tutto nuove. Non rivoluzionarie. Nuove.
(Marco Strano, da ecologiadelverso.wordpress.com)


Chi ha conosciuto almeno un poco la cultura siciliana la fiuta immediatamente, la riconosce a naso, nella mischia irriverente di canto e morte che intride la poesia di Erminio Alberti. Alto e basso, luce e buio a improvvisi, la malinconia profonda di un popolo che incatena a dei fili la tragedia degli eroi dei poemi epici e li manovra, riproducendo il clangore lustrale delle armi,ma stavolta ficcate nelle mani di legno di piccoli fantocci pieni d’oro e colore, colmi di ogni evidenza eppure sempre segreti.Impossessati dalla tradizione e impossessati della tradizione
(Maria Grazia Calandrone, dalla prefazione)

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domenica 10 marzo 2013

Esame di Estetica

                                Picchietto le corde del mio ukulele verde
                   con una matita.
                                           Sembra un suono da mandolino
                che cos'è la poesia? recita in costa il libro universitario
                                                non lo leggo ma so cosa dice,
                                                                                               niente.
            Eli aspettami in fondo alla tua via
                                                appena uscito di doccia tremolante
                                                il piede a contatto con le piastrelle rosa.
                                                                           Bucolico Pascoli. Colitico Bukowski.
                              Biglietti del treno,
                                                           due sola andata per Bologna
                                    e l'ansia mi tortura tra petto e stomaco
                                                             a ritmo bop anni venti
                                                                         tabacco a terra per mani insicure
                                                  mentre colloquio da solo di estetica crociana
                                                                    sistemi chiusi.
                                  Goethe viveva in un giardino?
                   Paranoia fattona in crisi dietro lenti miopi
                                              hanno tutti polacchine e maglioni fatti ai ferri
                   devi dirmi tu cos'è
                                                 la poesia?
                                                                  Si.
                                                Ah, bene, allora.....
                                    Poeti nuovi hanno raccolto con il panno magico
                                             tutta
                                                      la polvere
                                                                       dei vecchi.
                                      Come siete educati e di maniera
                                                                  così evocativi,
                                      come il mio culo evoca i fantasmi del pasto, quasi.
                          Versi lunghi, poesie corte
                                                           non le leggo ma so cosa dicono,
                                                               niente.









giovedì 13 dicembre 2012

Voci della poesia italiana, antologia (Sentieri Meridiani 2012)


Le antologie poetiche non dovrebbero mai avere la pretesa di fare scuola, o creare nuovi canoni, o "nuove generazioni". La poesia non si può inscatolare come un prodotto d'origine controllata, tentando di manipolare il suo "processo produttivo e di diffusione". Si vorrebbe piegare la poesia a piccoli interessi clientelari, al management di tristissimi direttori artistici, alle vanità di questo o quel critico, al baronato di questo o quel editore. Ma la verità è che la poesia vive di vita propria, libera, e non tollera di essere inscatolata, di essere gestita e monopolizzata. Come i cervi, fieri padroni dei boschi, la poesia muore appena viene “recintata”, “allevata”.
La poesia vive di vita propria, nei pensieri e nelle azioni quotidiane di chi la porta nel cuore.
Con queste premesse mi sento di dire che, a mio modesto parere, le uniche antologie poetiche valide sono quelle che non hanno pretese definitorie, ma che riescono con schiettezza e umiltà a parlare di nient'altro che di sé stesse. Le uniche valide sono quelle propongono, non im-pongono. Non è una questione semplicistica, come può sembrare. Perché dietro ogni rigida definizione, dietro ogni selezione (apparentemente) di merito, si cela sempre una ragione clientelare.
Sentieri Meridiani propone con umiltà una scelta (non la scelta) di autori contemporanei. Propone ai lettori la sua esperienza di vita culturale ed editoriale. Il titolo dell'antologia, dal tono generico e affatto definitorio (Voci della poesia italiana), introduce alcune esperienze poetiche di autori diversissimi per età e formazione. Sentieri Meridiani propone così una tavolozza di colori - i colori del suo mondo - senza pretesa di fare-mondo, fare-scena, fare-canone, fare-combriccola, ma con il solo proposito di fare poesia.
Riccardo Raimondo


*      *      *


Dodici voci poetiche che provengono da due generazioni contigue (quelle dei nati negli anni Settanta e negli anni Ottanta) a cui è toccato in sorte di soffrire e testimoniare un tempo di delusioni e precarietà. Dodici voci molto diverse, che trascorrono dalla preghiera all’indagine psichica, dalla sentenziosità alla teoresi, dalla tenerezza alla lirica, dalla politica al postmodernismo, dal realismo al mito, dalla corporalità allo sperimentalismo. Dodici voci che parlano da diverse contrade italiane, quelle di nascita oppure quelle raggiunte cercando lavoro o cercando se stesse. Dopo cinque anni di vita, la collana “Le diomedee” propone una sorta di bilancio (quasi tutti gli autori, infatti, hanno pubblicato le loro raccolte in questa collezione, altri forse lo faranno), un ventaglio delle mille strade che la scrittura in versi può ancora percorrere nella quotidiana e sciatta prosa della vita. In un tempo in cui i poeti cedono all’individualismo e si ripiegano sul piccolo rettangolo di una tastiera, è un buon segno che si cerchi ancora di uscire dal guscio, di mettere la testa fuori per vedere che tempo fa. È così che, nonostante la varietà dei temi e degli stili, il lettore troverà fra le pagine di questa silloge la magia di un incontro di cuori e intelligenze che si ritrovano a scambiarsi le scoperte, le parole, le ragioni. Le irragionevoli ragioni della poesia.
Daniele Maria Pegorari
*


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domenica 25 novembre 2012

Aforismi: la donna, la femmina e tutto il mondo intorno

Amor che a nullo amato amar perdona







Ormai anche per fare la show-girl ci vuole la raccomandazione. Non basta più il culo.



Le nuove figlie del post-sessantotto hanno trovato la loro massima emancipazione nel modello della velina: si accompagnano agli avvocati, ma guardano il culo ai camerieri.



Le donne, ai tempi delle quota rosa e del post-sessantotto, sono meno emancipate che mai. Bombardate dai modelli mediatici, e concentrate sul lavoro e la competizione, hanno perso il rapporto con il loro corpo e le propri sensazione. Torna allora d'impatto nell'immaginario la figura del maschio dominante, sicuro di sé e che dà sicurezza, vincente, forte. Torna l'età della pietra.




In verità, l'emancipazione femminile non è mai avvenuta. C'è stato qualcos'altro sì, ma non l'emancipazione. Si sono solo assottigliate le differenze sociali, e si è acuita la competizione. La crescita economica ha fatto il resto, ha frullato il tutto. Invece di valorizzare la diversità. E nel frattempo i cuori sono rimasti tali e quali, e piangono più forte.





Il poeta scrive sempre della stessa donna. Lei oscura la visione di tutte le altre.
Il suo pensiero dominante vince su tutto.
Il poeta scrive sempre della stessa donna, che lui lo voglia o no, che lei esista o no.



M'innamoravo di tutto e credevo a tutto...



La donna mente. Sempre.



Così dovrebbe essere la mia donna: santa nella battaglia, selvatica nella preghiera.



La donna ha un problema che non le farà mai vedere i rapporti sentimentali in maniera pura e lucida: deve avere un orgasmo, e deve averlo spesso, altrimenti impazzisce. O ingrassa.



Fra le braccia di certe prostitute ho trovato Dio, e fra le carezze di certe buttane travestite a madonnine ...ho trovato il demonio.



La cosa che potrebbe salvare le sorti di questa civiltà ...è che le donne comprendano affondo, e accolgano, la fragilità degli uomini.



...dolce adolescenza, indescrivibile tenero vero amore. A quei tempi pensavamo d'essere onnipotenti... ed effettivamente... lo eravamo.



Terrorismo d'amore.



Mi pare che nei rapporti 'sentimentali' che vedo intorno a me ognuno cerca nell'altro/a tante e diverse cose: sicurezza, performance, comprensione, piacere, piacevolezza, stabilità economica, intelligenza, prestigio, ascolto, divertimento... e ci si ostina a chiamare tutto questo "amore". Ma mai nessuno che mi parla dell'Anima.



I rapporti di potere sono sempre nutriti dallo scherno e dall'invidia. Non esistono rapporti di potere sani, sono tutti malati. Gli unici rapporti sani sono quelli d'amore. Questo però non significa che la gerarchia e i ruoli non esistano o non servano a niente. Le istituzioni sono occasioni importanti: tutto sta nel far conciliare amore e istituzione.




Una domanda tortura certe mie notti...
...c'è davvero? Dov'è la mia Giovanna D'arco?



Selvatico.



Io, quando m'innamoro, m'innervosisco.



Non-dire, non-fare, non-amare!, soprattutto non-amare!, non-odiare, non-ti-arrabbiare, non-insistere, non-guardare, non-osare, non-salutare, non-esprimere, non-ricordare, non-telefonare!, non-telefonare!, non-scrivere — non-non-non-non. Circondato, braccato dai «non».



Non è tanto la castità del mio corpo che mi pesa. Quanto più la castità dello spirito di certe donne, la loro anima imbarazzata, inibita, rattrappita, che hanno paura a rivelare. 




Il segreto di ogni seduzione: si seduce più facilmente ciò da cui si ama essere sedotti.



L'Amore trasforma le "pietre" in Donne.




Andate dalla mia amata. Correte! Andate tutti a dirle che il mio cuore sospira ancora fremiti eterni. Ditele che ogni suo bacio, ogni sua carezza, ogni suo abbandono, ogni suo silenzio ...sono stati universali. Ditele che Dio sospirava insieme a me mentre la guardavo pieno di gioia, e ditele che tutta la mia rabbia era solo paura di cadere.



Lei disse «Basta! Voglio stare serena! Tu non mi fai stare serena! Io non solo felice». Ma non capiva che le stavo offrendo molto di più: le bufere di passione, gli uragani di follia, gli scontri di stelle luccicanti, le esplosioni altissime e bassissime di tutto il mio amore per lei. Ma lei cercava la «serenità».



Come sei bella, amore mio. Anche nella crudeltà della tua lontananza, e nella paura che si cela dietro i tuoi silenzi di ghiaccio, e nella rabbia poi, come sei bellissima nella rabbia.












lunedì 5 novembre 2012

"Fischi di merlo" di Matteo Bianchi


fonte: criticaletteraria.org, 5 novembre 2012

«La poesia di Matteo Bianchi, nella sua volatile essenza, è sacrale, ma di una sacralità del tutto particolare che la rende alquanto originale e avvincente: sa volare alto quando capace di atterrare, chiedere le ali e camminare. Poesia viandante che cammina nei meandri di una città – la città del poeta – che è la sua culla. Ferrara» – così Roberto Dall'Olio, nella sua prefazione a Fischi di merlo di Matteo Bianchi (Edizioni del Leone 2011) descrive la flâneurie che percorre tutta la raccolta, sullo sfondo di una tensione spirituale.


Fischi di Merlo, di Matteo Bianchi
(Edizioni del Leone 2011)
C'è una grande religiosità, difatti, in questi versi, una religiosità concreta, arcaica direi, che parla dell'anima come di un flatus vocis: «Sento il penso / invisibile / del respiro / uscire dall'anima: / tornerà?». Una religiosità che trova la sua palestra di esercizi spirituali nella dimensione poetica. La poesia aiuta a indagare «il limite disperso» o «quello che sta dietro / le quinte dell'animo / e tira il fiato per noi».

fischi di Bianchi sono in tutto sessanta componimenti divisi in cinque sezioni. Ogni sezione prende il nome da una via di Ferrara, ogni via è uno spazio reale e simbolico, è una tappa verso l'ascensione, da Via Assiderato a Via del Paradiso. Un cammino poetico, lirico e quotidiano, che s'ispira molto liberamente alla triplice ripartizione della Commedia di Dante.
Qui, però, il numero che detta la rotta del viaggio non è il tre, ma il cinque – numero nel quale, simbolicamente, si riflette con più drammaticità tutta la «la dialettica fra sublime e carnale, tra sacralità e dimensione profana, spirito volatile e caduta terrena». Allora, sono elementi questi, così ben individuati da Dall'Olio, che non si ordinano in un sistema tomistico e ben organizzato, ma si miscelano più o meno disordinatamente fra loro, esprimendo tutta la tribolazione di un esperimento alchemico, un sofferto tentativo di ascesi.
Ecco che la realtà, nei fischi di Bianchi, ci si manifesta come grave, oscura: «Codesto solo oggi / riesco a dirti / e macchiato di realtà...». Una realtà sovente messa a fuoco ...in negativo.
Ma non mancano toni liberatori dalla via apofatica di Montale, e in questa poesia sacrale riecheggia più spesso la tradizione di un lirismo petrarchesco – dai termini aulici, e moltissimo insoliti nella poesia attuale – che Matteo Bianchi consegna quasi intatto alla contemporaneità. Un lirismo espresso attraverso i temi della malinconia («fatico a riconoscerti l'anima»), della lontananza («il baule lasciato ansimare, / in stazione, tra polveri care»), e soprattutto della purezza («Essere puri dalla nascita / è uno strascico di seta, / nuotare gli anni / nelle pupille altrui: / non temere i gabbiani, sorridono davvero / di altri mondi / al passaggio sul mare») [...]

[Continua a leggere su criticaletteraria.org]



mercoledì 24 ottobre 2012

Alberto Mori su "Il potere dei giocattoli" (Sentieri Meridiani 2012) di Riccardo Raimondo


Esistono le cose a noi più care e i giocattoli che si rompono.

All'impalpabilità in essenza delle prime, si contrappone spesso la meccanicità artificiale degli altri. Così anche nella vita, qualcosa sublima mentre qualcos’altro, invece, fa scratch e graffia sulla Dj Mixer Consolle dell’esistenza. Entrambi gli aspetti, compongono l’andare
de Il potere dei giocattoli di Riccardo Raimondo.

Qualcosa rallenta intrattenuto e qualcos'altro accelera avvicinandosi, tracciando versi sul composito diagramma esistenziale, sempre ben fibrillante, dove il compito dell’autore è quello di «Portare questa luce fraterna / oltre la notte. Navigare fino all'alba».

Nell'attraversamento, fra le procedure della realtà in dissesto, le subway di un senso sotterraneo, musiche che dai solarium abbronzanti dei Beauty Center evocano già le spiagge marine, il poeta trova viandanza :scrive di ciò che vede e sente.

«Il cameriere fece calare/ i tendoni sulla terrazza/e fu subito ombra a Rabat» – azione visiva con notazione in presa diretta.

«Sii come il bimbo / che vaga per la campagna / nella speranza di scoprire / un nuovo colore di lucertola» – traslazione di un desiderio che sente l’energia di conservare lo stupore vivente della bellezza ricercata.

Il potere dei giocattoli si amplia via via nella lettura con una riflessione sempre più articolata nelle figure poetiche, sorrette anche da inserti di citazioni prese da altri poeti, e sempre funzionali a integrare il sentimento sotteso, il quale prosegue con moti oscillatori e ondulatori la sua sismica esistenziale. Fra oblio e memoria. Caos ed ordine provvisori.
Poi, in maniera quasi ineluttabile, subentra come marea il flusso dell’abbandono lirico.

Il friabile grumo d’infinto allora si liquefa. L’amore prende forma e sembra guarire questo viaggio.

Il potere dei giocattoli ha il suo senso originario nell’aver percepito il peso e la gravità artificiale del mondo e tentato il passaggio della poesia. In questa tensione protratta per tutto il componimento, anche nella misure continuamente variate dei versi, il poeta offre
la sua Terra Santa. Mentre Alda Merini ha tenuto fede al suo inferno e ha condiviso con tutti gli esseri la sua magnifica ossessione di vita e poesia, Riccardo Raimondo fugge, svola, va ad abbracciare e a chiedere a chi ama l’energia per un viaggio ulteriore.
Sarà dolce salpare nuovamente dal porto d’umanità restituita in poesia.

Alberto Mori



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Per leggere un'anteprima del volume
su Giocattoli (biblioteca di poesia) andate a questo link










Riccardo Raimondo, classe '87. Poeta, narratore, critico. Studia Lettere Moderne. Da dicembre 2011 è accademico corrispondente presso l'Accademia degli Incolti (Roma, accainco.it). La sua prima raccolta di versi è "Lo Sfasciacarrozze"(A&B 2009). La sua seconda raccolta è "Il potere dei giocattoli" (Sentieri Meridiani 2012, a cura di Daniele Maria Pegorari, prefazione di Sebastiano Aglieco, copertina di Elisa Anfuso). Ha lavorato con diversi artisti a spettacoli e istallazioni, cercando un continuo dialogo fra la poesia e arti di tradizioni diversissime (la musica acustica ed elettronica, la video-arte, i fumetti, le sculture animate, le marionette, il teatro-poesia, la fotografia), sperimentando sempre nuove strategie della creazione. Collabora con diverse riviste e webzine nell'ambito della critica d'arte, letteraria e di costume. Per maggiori info: www.riccardoraimondo.com


giovedì 18 ottobre 2012

Verso un'ecologia del verso – «soltanto un altro blog?»





Verso un'ecologia del verso – «soltanto un altro blog?»

Verso un'ecologia del verso è un nuovo blog collettivo che si occupa di letterature, arti e filosofie. Ce ne sono tanti: più o meno disordinati, ideologici, politici, divulgativi. Questo blog, invece, nasce con un proposito preciso: dare una risposta efficace a tutti i lettori che non si riconoscono nelle strategie culturali contemporanee.

La cultura vive un momento difficile, di grande crisi economica e umana.
Si vorrebbe piegare la cultura a interessi clientelari, al management dei direttori artistici, alle vanità di questo o quel critico, al baronato di questo o quel editore.

Ma la verità è che la cultura vive di vita propria, libera, e non tollera di essere inscatolata, di essere gestita e monopolizzata. La cultura muore appena viene “recintata”, “allevata”.

Così, da una parte ci sono le lobby letterarie – più o meno potenti, ma sempre con le stesse modalità – che vorrebbero creare vivai di scrittori e critici nella speranza di monopolizzare il piccolo e asfittico mercato.
Dall’altra parte ci sono i lettori, confusi, frastornati da eventi, reading, “incontro con l’autore”, festival, premi, vetrine di ogni tipo.

I lettori hanno una grande responsabilità sul mercato. Sono loro a decidere cosa sopravvive e cosa no. I lettori non devono subire la cultura, ma crearla. I lettori non dovrebbero essere una semplice vetrina, un “parco buoi” (per usare una triste metafora del mondo economico), ma i protagonisti veri della letteratura di ogni tempo. I lettori scelgono, decidono, promuovono.
L’arte della lettura è forse la più difficile di tutte le arti.

Queste strategie culturali hanno allontanato la letteratura dai lettori, la letteratura dalla realtà.

Verso un'ecologia del verso vuole indagare il rapporto fra la letteratura e la realtà, nella speranza d'intraprendere tutti insieme un cammino di ricostruzione.


la letteratura e tutto il mondo intorno




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GIOCATTOLI - arti poetiche

Insieme a Verso un'ecologia del verso nasce anche Giocattoli, un biblioteca online dedicata interamente alle arti poetiche contemporanee.
Giocattoli si trova online (www.giocattoliblog.wordpress.com).
 

Per informazioni su come partecipare al portale web:






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sabato 13 ottobre 2012

Stare in casa mi fa male

Rimango immobile. Seduto sul divano. In pochi secondi all'interno della mia testa le sinapsi bruciate del  cervello fanno si che possa montare un film epico, tragico.
Il gatto mi dorme affianco. Fa così quando sa che non sono del tutto lucido.
Mi chiedo se tutto quello che ho fatto si può considerare come "tutto" quello che ho fatto, perché ho sempre sostenuto che una cosa esiste se puoi pensarla, quindi anche se pensi di fare una cosa l'hai fatta?
Mitomania.
Mi metto a rovistare nelle mie cose. Suono la chitarra senza sentimento per un paio d'ore.
Accendo il computer per scrivere qualcosa ed ho il blocco emotivo che molti chiamano "dello scrittore". Inoltre metto un sacco di virgolette, il che significa che effettivamente non so cosa scrivere.
E' davvero inutile rimanere in stallo, me ne accorgo, certo... penso che ieri sera potevo agire in un modo e invece ho sconigliato, o forse non mi importava, o forse importava qualcosa che rendeva meno importante quello che mi sarebbe dovuto importare.
Così ho capito che cogliere l'attimo non è proprio nelle mie corde.
E che questa non è né narrativa ne poesia ma solo un insieme di lettere e segni di interpunzione senza senso che non mi aiutano nemmeno a sfogarmi.
Nemmeno le mie piccole e personali ribellioni alla buona norma mi danno soddisfazione.
La sensazione di essere eretico per gli eretici, bruciati vivi per le loro idee, principi, morali.
Ma che cos'è la morale e cosa l'etica in fondo? Portare acqua al proprio mulino se ci si pensa, anche quando vuoi che tutto sia giusto per tutti, è soprattutto giusto per te.
Allora forse quello che faccio io , trascinarmi alla deriva lontano da ciò che non mi pare giusto, a galla a a fare il morto, mi ci porta solo più vicino.
Fanculo eretici, bruciatemi vivo e vedrete, che il fuoco che genererò sarà così violento da ustionarvi.
E porterete addosso cicatrici che vi ricorderanno sempre di avermi incontrato.

giovedì 4 ottobre 2012

Lettera aperta agli aspiranti lettori di poesia




La poesia purtroppo vende poco. È un mercato confusionario e molto povero. Le librerie concedono ai libri di poesia sono un piccolo scaffale, in cui nello stesso spazio vengono ammassati faticosamente i grandi classici e alcuni grandi autori contemporanei.
La poesia non ha bisogno del mercato, è vero. La poesia vive di vita propria, nelle azioni e nei pensieri quotidiani di chi la porta nel cuore.
Ma l’editoria è fatta di carta e soldi, di distribuzione, e camion. Le idee hanno pur sempre bisogno della benzina per viaggiare e arrivare sugli scaffali.
In questo senso i lettori e gli aspiranti lettori di poesia hanno una grande responsabilità sulla sopravvivenza dei poeti.
D’altro canto, molti poeti contemporanei – atrofizzati e sclerotizzati in piccoli gruppetti e convenicole autoreferenziali – sono la causa principale di questo divario fra poesia e mercato, fra poesia e lettori. Moltissimi poeti contemporanei allontanano paradossalmente i lettori, andando contro il loro stesso interesse.
Si vorrebbe piegare la poesia a piccoli interessi clientelari, al management di tristissimi direttori artistici, alle vanità di questo o quel critico, al baronato di questo o quel editore.
Ma la verità è che la poesia vive di vita propria, libera, e non tollera di essere inscatolata, di essere gestita e monopolizzata. Come i cervi, fieri padroni dei boschi, la poesia muore appena viene “recintata”, “allevata”.




Da una parte, allora, ci sono le piccole lobby letterarie che vorrebbero creare vivai di poeti nella speranza di monopolizzare il piccolo e asfittico mercato.
Dall’altra parte, ci sono i lettori, confusi, frastornati da eventireading, “incontro con l’autore”, vetrine di ogni tipo.
I lettori hanno una grande responsabilità sul mercato. Sono loro a decidere cosa sopravvive e cosa no. I lettori non devono subire la cultura, ma crearla. I lettori non dovrebbero essere una semplice vetrina, un “parco buoi” (per usare una triste metafora del mondo economico), ma i protagonisti veri della letteratura di ogni tempo. I lettori scelgono, decidono, promuovono.
L’arte della lettura è forse la più difficile di tutte le arti.
Invito i lettori e gli aspiranti lettori di poesia a non farsi abbindolare da promozioni troppo facili, ma a scegliere il loro cuore come unico metro di giudizio. Dal cuore al libro; e non viceversa.
Invito anche a riflettere sul fatto che l’editoria è fatta di carta, e soldi, e bassissime cose pratiche. E che, anche se la poesia vive di vita propria, la circolazione dei libri è affidata alla generosità e alla passione di chi li acquista.
V’invito alla generosità. V’invito alla passione.



giovedì 27 settembre 2012

Esitare II – Dario Deserri.


II
Senza suono ridevo
alla bonaccia d’agosto
in cui posi una lacrima
sul cuore e sul viso,
malinconia inerte
il sole morente, sognavo.
D.